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09 Aprile 2013 | Gianni Verrone

PIEDILUCO, 07 aprile 2013 – Tra gli atleti che hanno lasciato il segno nel canottaggio italiano c’è sicuramente Martina Orzan, classe 1971. L’atleta triestina ha disputato diversi campionati del mondo. Era presente ai Giochi di Atlanta ’96 dove, assieme a Lisa Bertini, ha raggiunto il quarto posto nel doppio pesi leggeri. Moltissimi i titoli italiani all’attivo. Oggi è direttore sportivo del Circolo Canottieri Saturnia di Trieste.

 

Come mai ha smesso l’attività agonistica? “Ho smesso principalmente per motivi fisici. Gareggiare tra i pesi leggeri quando si è un metro e ottanta è molto pesante. Nonostante l’allontanamento dall’attività agonistica, però, mi sono mantenuta vicino al mondo del canottaggio. Sono stata infatti in Consiglio Federale fino al 2004. Ma al di là dei ruoli istituzionali e dirigenziali, dal mondo del canottaggio non mi sono mai allontanata col cuore. Ho sempre mantenuto un legame molto forte: ho seguito gli eventi, ho conservato contatti con tante ragazze con cui ho remato e che, purtroppo, ora stanno smettendo”.

 

Di cosa si sta occupando in questo momento, in riferimento all’ambito remiero? “Adesso sto imparando a fare il Dirigente di società (nel Circolo Canottieri Saturnia ndr).Un’attività alla quale ho deciso di dedicarmi con responsabilità e nella quale credo profondamente. In questo senso il mio impegno all’interno del Circolo Saturnia è a trecentosessanta gradi. Ovviamente quello che posso dare deriva dalla mia esperienza, prima come atleta poi a livello istituzionale. Cerco di avvicinarmi quotidianamente ai ragazzi per comprendere il loro punto di vista che di certo è diverso da quello che avevo io alla loro età, perché allora il canottaggio era completamente differente

 

Scendendo più in dettaglio, cosa trova sia cambiato rispetto ad allora? “Principalmente mi riferisco alla mentalità. Faccio l’esempio del settore femminile. Oggi c’è una quantità di ragazze che non avevo mai visto. Un gruppo straordinario in continuo movimento. Anche ai miei tempi la squadra junior era consistente, ma poi passando alle categorie senior in parecchie smettevano. Difatti noi eravamo soltanto sei pesi leggeri. Anche per la categoria senior c’erano poche atlete. Oggi mi sembra che ci sia tutt’altra impostazione, una diversa mentalità e devo dire che, personalmente, apprezzo molto il tipo di lavoro che si sta portando avanti”.

 

Cosa manca al settore femminile italiano in questo momento? “È evidente che manca un risultato olimpico perché nei mondiali i risultati sono stati raggiunti. Sono arrivate medaglie che noi, al tempo, non avevamo ottenuto. Ripeto, ci manca la medaglia olimpica”.

 

Come vede oggi il canottaggio italiano nel suo insieme? “Il canottaggio italiano sta attraversando una fase di grande cambiamento. Le gestioni che si sono alternate sono profondamente differenti. Ora bisognerà vedere come i ragazzi reagiranno. È difficile fare delle previsioni, saranno via via i risultati ad offrirci risposte esaustive. La motivazione sicuramente c’è, quella l’ho vista. Una motivazione certamente rafforzata con il nuovo avvio di gestione che ha indotto molti atleti a rimettersi in discussione e a rimettere in mostra il proprio valore”.

 

 

 

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