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13 Aprile 2013 | Adriano Ritossa

Il ”mio” Trofeo mai vinto ( Articolo apparso sull’ultimo numero de ” Il Granatiere ” )

Ci penso e capisco che sono passati 46 anni da quell’estate del ’66. Allora ero un ragazzo dalle belle speranze che aveva iniziato da poco l’attività sportiva remiera al Circolo Canottieri “Saturnia” della propria città. I dirigenti avevano ritenuto che fosse opportuna la mia partecipazione ad una competizione tra giovani singolisti di tutta Italia sul Lago di Como.

Alla notizia la mia gioia era immensa perché realizzavo per la prima volta il sogno di gareggiare in campo nazionale fuori dagli angusti confini del mio golfo. Tale gioia però fu inferiore a quella provata al mio arrivo a Como. Le gare erano organizzate dalla Soc. Lario, una delle più blasonate e ricche di storia in campo remiero di tutta la Penisola.

Nell’ampia bacheca storica, quasi monumentale, del circolo lariano facevano bella mostra le coppe conquistate in decenni sui vari campi di gara con al centro il trofeo messo in palio in quella competizione. Immaginatevi la mia sorpresa nell’ammirare quell’opera in marmo e bronzo su cui erano apposti due alamari e due sfavillanti granate. Quei simboli erano stati sempre presenti nel mio conosciuto avendo mio padre servito il Paese con i bianchi alamari. Molte volte mi aveva portato con sé nei raduni dei Granatieri e i baveri bianco rossi erano sempre in bella vista in casa.

Ma che relazione c’era tra una società di canottaggio e i Granatieri di Sardegna ? La società Lario, ma anche lo stadio comunale comasco, sono intitolati a Giuseppe Sinigaglia, il primo italiano a vincere la famosa gara di Henley sul Tamigi il 4 luglio 1914. La sua impresa fu coronata dalla consegna della Coppa d’Oro da parte della stessa Regina d’Inghilterra. Grande fu la fama sul lago e in tutto il mondo remiero italiano per l’impresa. Tornato a casa venne onorato, festeggiato, frastornato, tanto che lui mite e semplice trovò che la sua gloria non fosse proporzionata ai suoi meriti.

Ma venne il 1915 e l’entrata in guerra dell’Italia. Giuseppe Sinigaglia, già trentunenne, avrebbe potuto aspettare la chiamata e risparmiarsi i primi sei mesi di guerra, ma egli si arruolò come volontario ed assegnato alla Brigata Granatieri. Partecipò a tutte le più cruente battaglie della 1ª G.M. : Lenzuolo Bianco quota 188 , Monte Cengio. Nell’agosto del 1916 partecipò ai combattimenti per la conquista del Monte San Michele : baluardo difensivo austro-ungarico alle porte di Gorizia. La battaglia infuriava, ma egli era lì per dare l’esempio : quale tenente sentiva il dovere di essere in prima fila davanti ai suoi granatieri. La cima 4 del San Michele alla fine cadde, ma proprio quando stava riorganizzando la posizione appena conquistata, Sinigaglia, come suo uso, si espose dalla trincea, e venne colpito al ventre da una raffica di mitragliatrice. Era il 9 agosto 1916 e solo a sera venne trasportato ad un ospedale da campo nelle retrovie, presso San Vito al Torre dove morì il giorno dopo.

Quell’estate del 1966 ricorreva dunque il cinquantenario del sacrificio di quel possente atleta, alto quasi due metri, decorato con medaglia d’argento al Valor Militare. La società Lario e la sezione Granatieri di Como intendevano dunque onorarlo con una grande kermesse remiera dedicata a giovani che si affacciavano sulla ribalta nazionale proprio nella specialità in cui Sinigaglia  aveva primeggiato sul Tamigi. Furono per me giornate splendide, in cui covavo il segreto desiderio di vincere quel trofeo. Con la sfrontatezza e l’ingenuità dell’adolescenza mi convincevo che il destino non poteva che riservarmi la conquista di quel trofeo, di essere quasi predestinato alla vittoria per la mia vicinanza affettiva ai bianchi alamari. Negli anni successivi ebbi grandi vittorie e grandi gioie, ma quella volta no !…. arrivai in finale, ma quinto.

Eppure anche se oggi quel trofeo arricchisce la bacheca della “Moto Guzzi”, altra blasonata società remiera del lago di Como, quell’opera in marmo e bronzo è nei miei ricordi più vividi.

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