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16 Dicembre 2014 | Francesco Panteca

ROMA, 16 dicembre 2014

ROMA, 16 dicembre 2014

– La scelta dei nomi delle nostre società di voga non è mai frutto del caso, ma sempre riflette le motivazioni dei soci fondatori che hanno voluto sottolineare qualcosa di veramente speciale. Per la canottieri Saturnia di Trieste l’occasione per incontrare la propria storia è stata l’Assemblea Federale del 13 dicembre, quando per quel naturale desiderio di conoscere le proprie origini il Presidente Gianni Verrone, il grande tecnico Spartaco Barbo, il Consigliere Federale e socio del sodalizio Dario Crozzoli e l’atleta Sebastiano Panteca si sono recati all’Ara Pacis, insigne opera di architettura romana fatta costruire dall’imperatore Augusto nel 9 a.C. Fin qui nulla di particolare, ma di fronte al “Saturnia Tellus”, altorilievo che adorna il monumento, si è scatenata l’emozione. La bellezza e l’unicità del luogo ha ammaliato i visitatori. Nessuno si aspettava di vedere effigiata nel marmo la propria città: la dea Saturnia con due putti sulle ginocchia si poneva come simbolo di pace tra la ninfa del mare, simboleggiata da una giovane seduta su un drago marino, e quella dell’aria, posta su un cigno in volo. E’ l’immagine di Trieste quale suprema sintesi di aria e mare.
Mai nome fu più appropriato per un sodalizio remiero che è cresciuto nella storia della città alabardata. I centocinquanta anni del Circolo Canottieri Saturnia si sono colorati del mito delle origini in cui una dea incarna l’idea di fertilità ed abbondanza. Ella sovrasta un paesaggio rurale con una giovenca ed una pecora al pascolo e nel grembo tiene alcune primizie, lateralmente, sotto la ninfa dell’aria, un paesaggio fluviale con canne palustri ed una brocca per l’acqua, a destra il mare ormai quietato dalla presenza serena di “Saturnia Tellus”. E’ la pace in terra e in mare. Appartenere al mito è sempre un’esperienza profonda e l’emozione di riconoscersi in un particolare significativo del monumento fatto costruire dal fondatore dell’Impero aumenta la suggestione della scoperta. Nel 1927 Trieste si è arricchita di un nuovo gioiello e le vittorie dei colori bianchi e azzurri esprimono il senso profondo di una città strettamente legata al mare e all’aria. Il mito delle origini talvolta riserva sorprese eclatanti e all’orgoglio di appartenere ad uno dei Circoli più blasonati d’Italia si unisce quello di una tradizione che si fonda nei valori della nostra civiltà. La Pax, quindi, è segno propiziatorio dell’età dell’oro, come cantavano i poeti classici, e l’augurio più forte per gli atleti è quello che sui campi di regata sappiano realizzare il “Saturnia Tellus”.
Pino Lattanzi

Pino Lattanzi
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