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17 Dicembre 2014 | Stefano Gioia

Il canottiere e la barca

Nella trattazione tecnica e teorica degli sport la barca ed i remi sono considerati attrezzi sportivi. La barca da canottaggio è una costruzione navale dalle proporzioni invero alquanto assurde, andando con i suoi rapporti dimensionali tra lunghezza e larghezza contro ogni ragionevole regola di robustezza del manufatto nautico; i remi per la fisica costituiscono una cosiddetta “macchina” non essendo altro che un particolare tipo di leva sulla quale si applica la forza del motore umano che è il canottiere.
E proprio per la follia delle dimensioni, l’imbarcazione canottiera ha sempre costituito una sfida tecnica per i costruttori; ecco che già a metà Ottocento in Inghilterra si sperimentavano le costruzioni leggerissimie per l’epoca in legno compensato anticipando tecnologie poi largamente usate nella nautica e dell’aviazione. Ed ancora negli anni Settanta del’900 l’uso delle resine sintetiche e fibre composite nel canottaggio, ha a volte anticipato le tecnologie della formula 1 automobilistica.
Ma al di là di tutto ciò l’imbarcazione per il vogatore, provoca una serie di connessi psicologici ed emotivi come nessun’altro attrezzo. Consideriamo qui l’esiguità dello spazio vitale concesso all’equipaggio ed alla propria convivenza sullo scafo: è proprio la costrizione in questo spazio vitale lungo poco più di un metro e mezzo per vogatore a metterci di fronte a volte brutalmente con chi siamo davvero; e per l’equipaggio non esiste contrasto che possa essere risolto alzando i tacchi ed andandosene: lo spazio vitale quello è, ed ogni rapporto dev’essere per forza risolto nella barca, proseguendo poi all’unisono nell’unico scopo vitale: vogare avanti assieme, dove l’assieme è quello del movimento dei corpi e della tensione delle volontà, quasi come in un orchestra, ma in un orchestra dove tutti suonano lo stesso strumento, e proprio nell’annullamento delle differenze esteriori ed egoistiche si rivelano le più sincere particolarità individuali.
Infine pensiamo alla moltitudine di sensazioni e reazioni emotive che si palesano nel vogatore quando assapora la consapevolezza dall’essere in Unione con la propria barca immerso nell’elemento naturale potenzialmente ostile. Pensiamo a cosa possa significare dal punto di vista formativo tutto ciò per un ragazzino: lo sport moderno cos’è (oltre all’esteriorità delle manifestazioni) se non un insieme di simboli dal valore intrinsecamente pedagogico, valido per bambini come per gli adulti: l’impegno, il sacrificio, la convivenza a volte forzata, il simbolo della gara come momento apicale della messa in gioco aperta del proprio valore. Ed ecco dunque che il canottiere, l’equipaggio e la Barca, in mezzo al mare grande ed imprevedibile rappresentano nella percezione profonda ed inconscia di chi ci sta dentro, l’essere umano nel mezzo della propria vita, da affrontare con preparazione, coraggio, consapevolezza dei proprï mezzi e cercandovi il piacere della realtà.
Non è un caso se i canottieri in tutto il mondo tendono a non nominare l’imbarcazione con le nomenclature tecniche delle classi l’appartenenza, ma con il nome più semplice e volendo ancestrale: Barca ( con l’iniziale maiuscola, come l’archetipo dell’oggetto con cui si va sull’acqua), Boat, Boot, Лодка…..
Stefano Gioia

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